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Il Siluro a Lenta
Corsa era un mezzo d’assalto che aveva la possibilità di
immergersi a bassa velocità usando un motore elettrico e due
operatori . Lo scopo era di avvicinarsi alla carena di una nave
all’ormeggio per applicarvi una carica esplosiva .
Conosciuto anche come MAIALE, si narra che il nomignolo fu appioppato dopo il rientro da un’esercitazione impegnativa in cui il Comandante disse ad uno dei suoi marinai "Ormeggia stò maiale !!!!!!" . La realizzazione dei primi modelli venne effettuata utilizzando materiale di recupero : il corpo , la testa ,la coda erano dei normali siluri da 533 mm. La produzione iniziò nel ‘35 con il prototipo n. 1, l’anno successivo con il n. 2 e successivamente: 1^ serie nel 1936 , 2^ serie nel 1939 , serie 100 nel 1940 , serie 200 dal 1941. I modelli utilizzati nel conflitto furono: fino alla fine del ’40 1^ e 2^ serie , nel ’41 la serie 100 , dopo Alessandria ( dic. ’41 ) solo la serie 200 . Descrizione tecnica Il motore elettrico, da 1,6 Hp, è alimentato da una batteria a 30 elementi da 180 Ampères , 60 Volts , da una velocità di 2,3 nodi con un’autonomia di 15 miglia. La regolazione di velocità avviene mediante un volantino : da 1 a 5 tacche con la possibilità della marcia indietro se si ruota in senso anti-orario. Per l’ immersione il mezzo è fornito di due casse assetto, una a prora e l’altra a poppa, e di una cassa di zavorra detta rapida. Le prime due sono azionate da due pompe elettriche mentre la terza mediante l’immissione, controllata, di aria compressa. L’imbarco d’acqua nella rapida consente l’immersione completa in 6/7 secondi. L’SLC è formato da quattro sezioni: testa di servizio,testa di manovra,corpo centrale e coda. ![]() Il fissaggio della carica alla carena del nemico avviene attraverso il golfare di sospensione posto sulla verticale del baricentro della testa di servizio. Questi due accorgimenti, golfare e perno a elica, furono adottati sugli ultimi modelli. La testa di servizio può essere singola o doppia separabile, se singola contiene circa 230 kg di esplosivo (tritolite o tritolital ), mentre quelle doppie 125 kg ciascuna, queste ultime erano utilizzate per le navi mercantili. La testa di manovra contiene la cassa d’assetto prodiera ed il complesso dei comandi per il controllo. Il cruscotto, detto anche cassetta strumenti, è composto da : profondimetro; bussola magnetica tipo Lazzaroni; un orologio; un voltmetro per il controllo della tensione; due amperometri, uno per le batterie e l’altro per l’assorbimento delle pompe; una livella a bolla d’aria per il controllo dell’assetto longitudinale. La timoneria è formata da un volantino, per le variazioni di rotta, montato su di una barra verticale mobile longitudinalmente, per le variazioni di quota. Entrambi agiscono sui timoni posteriori tramite un cavo metallico. In fianco all’acceleratore si posiziona la valvola a 4 vie per il controllo delle casse d’assetto; le tubazioni corrono esternamente sui fianchi. Il tutto protetto da un frangi-onde in lamiera metallica con nervature. Precedentemente era in celluloide trasparente rinforzato con un telaio in legno ; poi la necessità di irrobustire e la perdita di trasparenza del materiale , dovuto dagli olii in superficie dei porti, ha portato la sostituzione. Sul corpo centrale, di forma cilindrica, sono ricavati i posti per i due operatori. Tra i due operatori sorge la struttura contenente la cassa rapida e le relative bombole di aria compressa. All’interno del corpo centrale sono riposte le batterie con il reostato per il controllo del motore e il motore stesso . L’ultimo elemento verso poppa era una struttura detta cofano porta attrezzi, con recipienti stagni per viveri ed un autorespiratore di riserva. In particolare gli attrezzi erano : ALZARETI: una specie di paranco ad aria compressa per sollevare le reti di protezione dei porti. TAGLIARETI: cesoie azionate ad aria compressa. SERGENTI: morsetti a vite da fissare alle alette di rollio del bersaglio ed ai quali veniva collegata la sagola di sospensione della testa di servizio. L’ASCENSORE: un semplice cavetto con una tavoletta di legno, il quale veniva srotolato ed utilizzato come cavo guida per salire in superficie e per ritrovare facilmente il mezzo una volta lasciato sul fondo dopo una osservazione in superficie . La coda in cui si trovano l’asse motore e l’elica. Quest’ultima con la sua armatura di protezione per non impigliarsi in cavi o reti. L’SLC non era un mezzo complicato ma capriccioso: pompe d’assetto mal funzionanti, rottura del giunto, piccole detonazioni dovute al gas rilasciato dalle batterie, non ultimo il mal funzionamento degli autorespiratori rendevano le missioni imprevedibili. Tecniche di impiego dei Maiali Normalmente il mezzo veniva portato nelle vicinanze da un “avvicinatore” di superficie o subacqueo col favore dell’oscurità. Una volta estratto si verificava l’assetto tramite le due casse , che variava a seconda della temperatura e della densità dell’acqua specie in prossimità di fiumi. Iniziava poi la fase di avvicinamento dell’obbiettivo. Questa veniva effettuata in superficie per risparmiare l’aria nei respiratori. Se le condizioni di luminosità o di fosforescenza dell’acqua o l’attiva vigilanza del nemico non consentivano un sicuro trasferimento, la navigazione veniva condotta a quota occhiali o in affioramento con la sola testa del primo operatore fuori dall’acqua. A poche centinaia di metri iniziava l’immersione facendo attenzione al rumore delle pompe. Il primo ostacolo erano le unità di vigilanza che lanciavano alla cieca e ad intervalli irregolari delle mine anti-uomo. Il secondo ostacolo era la rete metallica che si doveva evitare e nel caso non vi erano passaggi bisognava sollevare o tagliare, facendo attenzione ai cavi d’allarme. Nell’operazione nel porto di Alessandria i sommozzatori sfruttarono la scia di una nave in entrata, cioè nel momento in cui le reti venivano abbassate. Arrivati infine in acque libere l’ultimo tratto veniva effettuato in immersione con qualche risalita a quota occhiali, oppure inviando in superficie il secondo a mezzo ascensore per controllare la direzione. Individuate le alette di rollio si avvitavano i sergenti e con la sagola di sospensione si fissava la carica ai golfari . La testa di servizio veniva separata dal mezzo rimanendo appesa alla chiglia della nave. Per ultimo si armava la spoletta a tempo , calcolando il tempo necessario per allontanarsi. Guido Tarenzi
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