Scrivere un articolo di modellismo? Piccoli consigli

Ho rinvenuto questo articolo scritto da un ignoto modellista, mi sembra molto interessante, ed anche spiritoso, buona lettura e……

meditiamo gente, meditiamo….

Scrivere un articolo di modellismo?

Piccoli consigli

By J. Fox

E’ possibile, ed oltremodo auspicabile, che nella carriera modellistica di ognuno di noi arrivi il momento di dover scrivere due righe o addirittura un lungo articolo che abbia come oggetto il risultato di tanto tempo di sforzi, successi e qualche danno: il nostro bel modello finito!

A questo punto il modello è dunque pronto. Le foto le abbiamo fatte, o chi per noi almeno, i contatti li abbiamo presi e il webmaster, editore, amico che vuole leggerlo, o chiunque ne sia interessato sta aspettando il nostro modellistico sforzo letterario.

E qui iniziano i problemi.

Ebbene si, anche se vagamente sappiamo cosa vogliamo dire, o meglio scrivere, non sempre riusciamo a partire alla grande, ne tanto meno saremo soddisfatti della prima stesura.

No problem! Ecco pochi e semplici consigli non tanto su cosa fare, visto che alla italica creatività è bene non porre limiti, quanto invece su cosa sarebbe il caso di non scrivere.

INIZIAMO

Bene o male la maggior parte degli articoli modellistici seguono una ben collaudata scaletta che, ricordiamolo, non è assolutamente necessario seguire. Tuttavia offre un semplice modo per partire in maniera chiara sapendo dove vogliamo arrivare.

Prima di tutto le informazioni tecniche sul kit da noi scelto: marca, scala, eventuali set di dettaglio o decals aggiuntive, ecc.

Carinamente se inserite anche due impressioni sul kit non sarebbe una cattiva idea, così uniamo una piccola recensione che non fa mai male. Vediamo per esempio se è in negativo, se presenta troppi ritiri nella plastica, vari difetti riscontrati; insomma quella cosa che sappiamo fare tutti… le pulci al modello.

A questo punto si potrebbero spendere alcune parole storico\tecnico sullo specifico soggetto che abbiamo scelto, sopratutto se usato in contesti particolari; ad esempio un accenno ad eventuali operazioni in cui è stato coinvolto, la sua storia in breve, ecc. Ma diciamoci la verità: non frega niente a nessuno. Abbiamo tonnellate di documentazione e quelle quattro righe mi stanno davvero qui; insomma vedete voi. Se volete far la parte del “ mò ve lo spieco io ” fate pure.

Sono affascinato dagli affascinati

Ecco…vi prego, vi scongiuro, non usate il verbo “affascinare” nel presentare il vostro lavoro.

Viene usato nel 80% delle volte e ci ha veramente rotto le ****.

Esempio:

“… e ho scelto questo modello perché mi ha sempre affascinato …”

Ma va? Abbiamo pensato tutti che hai speso mesi per un kit brutto che odi e non sopporti! Grazie fratello per la grande notizia. Utile sopratutto. Davvero, non siate lapalissiani.

Se lo hai fatto è ovvio che ti piaceva. Potrebbe essere il caso che sia un lavoro su commissione e non presenti quell’ appeal che avrebbe una nostra scelta; ma comunque ritorniamo allo stesso punto: ma chi se ne frega!! Lo hai fatto e basta no? Per quale sadico motivo mi devo pippare i motivi della tua scelta? Dimmi “come si fa” e siamo a posto. Dai su…

Rimanendo in tema di ovvietà, consiglierei caldamente l’abbandono dell’avverbio “opportunamente”. Frasi tipo: “… ho sagomato il pezzo opportunamente per adattarlo …” oppure “… tagliato in maniera opportuna …”.

Grazie. Menomale che lo hai scritto; erano anni che cercavo di infilare un pezzo quadrato in una fusoliera di un B-29. Mai e poi mai avrei pensato che andasse sagomato…opportunamente!! *** E poi suona davvero molto da anziano.

Insomma, la prima regola aurea è questa: se ciò che ho scritto può scatenare nel lettore un sonoro “ma va? Che genio!!” ecco… forse è il caso di non scriverlo.

Non siate timidi

Il modello è finito ma sappiamo che è pieno di errori, difetti e abbiamo usato dei colori senza troppo far caso al codice FS. Non scusiamoci. Primo, se lo hai finito vuol dire che hai fatto delle scelte e le hai portate avanti. Secondo, ognuno è libero di fare ciò che vuole, scrivere ciò che vuole e se qualcuno ha qualcosa da dire, si compra il kit e se lo fa come vuole lui senza sfrangiarci gli zebedei a noi.

Quindi, nell’incipit dell’articolo niente disfattismi e atteggiamenti tipo “non son sicuro della mimetica, ho sbagliato di 1,2 micron la lunghezza della canna (sapendo che degli spaccamaroni galattici se ne accorgeranno), ecc…”

Questo è il tuo lavoro, questo è il tuo articolo e stop. A chi non piace, giri pagina o faccia click.

PROCEDIAMO

Ora l’articolo dovrebbe essere già nel pieno della tecnica costruttiva.

Non date niente per scontato ma senza esagerare. Per esempio è abbastanza inutile scrivere che hai usato la colla per incollare un pezzo ma è utile se mi dici, ad esempio, che hai provato la nuova colla xy e rispetto alla zy è migliore o peggiore e sopratutto per quali motivi.

Se durante la costruzione abbiamo usato un nuovo prodotto, una piccola parentesi sulle sue caratteristiche e sui risultati ottenuti non può far male all’articolo.

Non perdiamoci in fregnacce ed andiamo al sodo di ciò che vogliamo dire, con chiarezza, frasi strutturate ed assolutamente evitiamo il continuo uso del punto alla fine della frase, sopratutto se è un periodo molto semplice.

Per spiegarci meglio, ecco come suona un classico articolo:

Il soggetto mi ha sempre affascinato. Era usato dall’ Esercito del Mali nel bla bla bla. Ho fatto questo. Ho usato quello. Dopo un po’ ho rifatto quello. Ho usato la colla x, credo. Il risultato mi appaga ma la mimetica è vaga. Ho messo le decal. Sono contento è stato un duro lavoro ma mi ha dato tante soddisfazioni ed ora ho in mente il prossimo che…bla bla bla (Sigh sigh N.d.A.)

No dai, seriamente…usate le virgole e la punteggiatura in genere; un punto e virgola ogni tanto fa anche piacere. Fate un piccolo test… trovatelo sulla tastiera in meno di tre secondi. Se ci avete messo di più, fatevi delle domande, ma sopratutto datevi delle risposte.

Errori grammaticali

Non preoccupiamocene più di tanto. C’è il correttore automatico.

E il solito amico che ti fa notare come col congiuntivo sei abbastanza in pessimi rapporti. Amen.

Errori ricorrenti e persistenti

Stranamente, viviamo in un paese dove, in un qualsiasi ambito, se sconvolgiamo la nostra lingua con inglesismi e storpiature esterofile allora fa molto, ma molto fico.

Abbiamo centinaia di esempi che mostrano come è bello complicare una cosa che parrebbe semplice da dire nella lingua di Dante (su tutti: stepchild adoption, welfare, ecc… oppure i classici colleghi che al briefing si presentano con la short list per il team… ma vaf****)

Tutto questo preambolo per introdurre il…. <suspance> … weathering

Questo termine preso in prestito dalla geologia (https://en.wikipedia.org/wiki/Weathering) viene da noi usato per indicare un insieme di fenomeni che portano il nostro mezzo ad avere un aspetto “vissuto”.

Abbiamo universalmente accettato di tradurlo con “invecchiamento” perdendone però il senso corretto. Quindi, uniformandoci alla moda di cui sopra, in questo raro caso, dove si sarebbe dovuto non tradurre il termine, ecco che noi lo abbiamo fatto. In sostanza parlare di weathering è tecnicamente più corretto di invecchiamento.

Altro punto, prendete un dizionario di italiano, uno qualsiasi. Anche on-line se preferite. Fatto? Bene. Ora cercate “pannellatura”; termine molto usato dagli aeroplanari….come? Non c’è? Ebbene si… non è italiano. Potrei dire: “… ho praticato un lavaggio ad olio nelle zuzzellature…” che nessuno potrebbe contestare nulla. E’ una parola arbitraria come pannellatura.

Ciò spiega come mai a volte troviamo scritto pennellatura al posto di pannellatura. Il buon correttore automatico non riconosce la parola e la interpreta come errore.

Cerchiamo di uscire dal coro: “… linee di giunzione, parti in negativo, linee in negativo, linee di lamiera… un po’ di fantasia insomma.”

Anche sul termine “autocostruito” dobbiamo spendere due parole. A parte il segno di errore del solito correttore automatico, il termine “auto” deriva dal greco e significa “di se stesso”. Se lasciassimo la plastica sul tavolo e questa si assembla da sola di notte allora sarebbe corretto; ma siccome non funziona così è consono usare “scratch building” o semplicemente scratch.

L’uso di weathering e scratch non è in contraddizione con la simpatia che ho per l’italico idioma. Obbiettivamente, parlando di questioni tecniche, questi vocaboli sono più precisi.

Ancora un consiglio, usate dei sinonimi. Esatto, come vi ha sempre detto la professoressa di italiano per giustificare il solito 5 nel tema. Un facile riscontro è usare l’opzione dei vari programmi di viedoscrittura e verificare il conteggio di quante volte scriviamo lo stesso termine. Oltre la decina è il caso di usare un po’ di fantasia.

La pagina web http://www.treccani.it/vocabolario/ può rivelarsi foriera di spunti.

Quel gran genio del mio amico

Lo scopo principale di un articolo, dovrebbe essere la condivisione e diffusione di esperienze per il miglioramento di tutti noi. Vero è che fa anche molto piacere vedere il proprio lavoro messo in risalto, ma un articolo non dovrebbe essere una celebrazione di se stessi. Per quello direi che facebook, forum et similia siano sufficienti.

Un articolo corretto, dovrebbe mostrarmi prodotti facilmente reperibili in commercio e tecniche che posso riprodurre e copiare; altrimenti che senso ha vedere un lavoro per me irriproducibile? Ok… bello, sei er mejo. E io? Ho comprato apposta il numero in edicola perché ho visto in copertina un modello che vorrei fare e cosa vi leggo?

“… e per fare questa fichissima cosa sono andato dal mio amico che col plotter STICA221 e il super software AdobeMECO 12.5 mi ha intagliato nel titanio i pezzi…” oppure “ E questo bellissimo effetto l’ho ottenuto con l’unico tubetto al mondo di FanCoulor green matt che apro solo una volta all’anno con rituali celtici…”

oppure ancora “….mio zio ha il tornio che solo lui c’ha perché è lo zio più mitico che c’è e mi ha fatto questi 7645 pezzi piccolissimi fichissimi e a gratisse…”

Ora, seriamente, se non c’è facilmente modo di riprodurre il lavoro (un po’ il fulcro del metodo scientifico), l’articolo è inutile, fine a se stesso e steso per puro compiacimento dell’autore. Non dubitiamo che il messaggio sia quello che con un pizzico di ingegno e qualche conoscenza possiamo fare cose pregevoli, ma non tutti hanno lo zio col tornio o l’amico superfico.

Essere precisi ma senza esagerare

Tempo fa, molto tempo fa, acquistai in edicola una nota rivista sulla cui copertina spiccava un ottimo modello che da li a poco avrei voluto iniziare anche io. Il mio più grande dubbio riguardava la mimetica e vedere un siffatto bel modello mi ha fatto rizzare i capelli di gioia; che forte, mi dissi, copio i colori che il risultato mi sembra ottimo e via….

Arrivato a casa sfoglio avidamente l’articolo ed ecco il sospirato paragrafetto “colorazione”.

riporto pari pari: “ …e per i colori ho usato delle miscele fatte ad occhio…”

Wait a moment. Devo aver sicuramente letto male. Rileggo: “…e per i colori ho usato delle miscele fatte ad occhio…”

< 20 secondi di silenzio>

Macheca***! Mavaf***!! Non ci credo!!! maporcap***!!!! Non indugio oltre nello spiegare cosa sarebbe bello per noi lettori trovarvi scritto. Arrivateci voi. Se hai intenzione di scrivere un articolo, cerca di tener traccia delle miscele che fai, anche grosso modo un’indicazione di massima; magari evitando cose all’opposto tipo “411 gocce di Hu34 + 587 gocce e mezzo di Hu 112 + 1 goccia fatta cadere da 18,6 cm di Hu 33.” In questo caso farete la figura dei … mmmm… precisini, se vogliamo essere buoni.

Sarebbe più serio specificare una proporzione tipo 4:Hu34 + 6:Hu112 + Hu33 una punta a discrezione.

E per favore non stiamo a discutere sulla variazione di colore di una goccia in un barattolino.

Ah! Per inciso…la “goccia” non è un’ unità di misura. E a dirla tutta ho i brividi al pensiero di qualcuno che si mette a contare centinaia di gocce che cadono lentamente…lentamente…

I SALUTI (e i ringraziamenti)

Davvero. Lasciate perdere. Se siete abili a inserirli in maniera non troppo invasiva e siete concisi, forse potrebbero anche andare. Ma anche no, invero.

Cose tipo : “ …ringrazio il mio amico Carcarlo che mi ha fornito i disegni originali di suo nonno pilota” oppure “ Grazie all’ottimo Fulzio amico di sempre e compagno di mille modelli…” o ancora “…che senza Piergiangi non saprei che fare e lo ringrazio che poi fa anche la pasta alla carbonara così buona…”

Con tutto il rispetto per Fulzio, ma no. No. Punto. Imperativo.

Non chiudete con osservazioni personali su come vi siete divertiti, se è stato difficile, cosa farete dopo, come sta il vostro cane…non interessa nulla a nessuno, non date ai lettori la soddisfazione di pensare “ma chi se ne frega?”

Cercate di essere tecnici. Esaustivi e proiettati all’idea di condividere per migliorare tutti insieme, non per sentirsi dire di essere “er mejo”.

Chiudete in maniera netta. Ad esempio il metodo di fissaggio sulla basetta, l’ultima operazione che avete fatto per poter dichiarare finito il modello, ecc..

Basta così, non serve che proviate la sindrome da commiato e dobbiate per forza fare metà articolo coi saluti, baci o un panegirico infinito.

LA BIBLIOGRAFIA

Senza scendere nel dettaglio del copyright, esso non dovrebbe essere un problema. Il modello è il nostro, le foto sono nostre, quindi siamo in regola.

Se avete usato della documentazione e volete far vedere che possedete qualcos’altro oltre a Topolino sullo scaffale è sacrosanto scriverlo. Con criterio però:

  1. Cognome dell’autore e iniziale del nome puntata. In carattere non corsivo. Dopo il punto ci va la virgola.

  2. Titolo del libro scritto in corsivo. Se è presente un sottotitolo va separato da un punto

  3. Luogo di pubblicazione (lo trovate nel colophon di solito sul retro del frontespizio insieme all’anno di pubblicazione, l’editore e il codice ISBN),

  4. Casa editrice, non corsivo seguito dalla virgola

  5. Data di pubblicazione non corsivo

I libri vanno messi in ordine alfabetico per autore e nel caso di più autori si usa AA.VV.

Esempio (di fantasia):

Fox J., Scrivere un articolo di modellismo?. Piccoli consigli, Beirut, Pippa Editrice, 2017

Nel caso di riviste o opere ampie vanno citate le pagine o la pagina.

Non sembra ma fa la differenza. In stile perlomeno. Ecchecavolo.

Ed ora un ultimo, ma non meno importante accorato appello per chiedervi di fermare questa moda di scrivere nella parte bibliografica la seguente dicitura:

vari siti internet

Perché? Perché devi scrivere questa stronzata? Sei andato bene fino ad ora, bello il modello, bello l’articolo e ora che fai?

Sarebbe come dire: “bel kit, dove lo hai comprato?” Risposta: ”ohh…in un negozio su questo pianeta”.

Ah però!! Che utile informazione… non scriverla e basta! ***

Spero di non avervi annoiato, ma del resto se state leggendo qui vuol dire che vi siete interessati all’argomento. Quindi un saluto e buon modellismo.

Ciao

J.Fox

Nota:

I simboli **** nel testo non indicano note a piè pagina ma sono semplicemente censure di locuzioni non propriamente riportabili integralmente e non adatte a tutti. Grazie.

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