Tarawa 1943 di Giuseppe De Carolis

La battaglia di Tarawa si combatté tra il 20 e il 23 novembre 1943 sull’isola di Betio, l’isola più grande dell’atollo di Tarawa, arcipelago delle Gilbert. L’isola fu conquistata dai marines statunitensi dopo quattro giorni di feroci e sanguinosi combattimenti; la 2ª Divisione Marines ebbe circa 1.000 morti e più di 2.000 feriti. La Marina Imperiale Giapponese ebbe perdite ben più gravi, oltre 5 000 morti, praticamente tutta la guarnigione presente sull’isola al momento dello sbarco, gli americani riuscirono a catturare solo 17 soldati imperiali, tutti feriti, e poco più di un centinaio di operai coreani, i giapponesi iniziarono a mettere in atto la difesa ad oltranza e gli attacchi suicidi piuttosto che subire l’umiliazione della resa.

La storia

La mappa dell’isola con l’indicazione delle diverse spiagge
(foto fonte USMC di pubblico dominio reperibile qui)

Nel 1943 gli americani volevano aprire un secondo fronte nello scacchiere operativo del Pacifico, iniziando la lenta ma inesorabile azione di riconquista, la scelta del luogo degli sbarchi non era semplice, visto che si sarebbero potute attaccare le isole Gilbert, le Marshall o le Caroline senza intralciare i piani delle future offensive. Alla fine il comandante in capo ammiraglio Chester Nimitz scelse le Gilbert perché vicine all’Australia e poco protette, in particolare si decise di occupare l’atollo di Tarawa, al centro dell’arcipelago, mentre gli altri sarebbero stati saltati con la stessa tecnica adoperata nel marzo del 1943, alle Salomone. Solo un’isola dell’atollo, Betio, sarebbe stata attaccata: era l’unica con un aeroporto e controllava l’accesso alla laguna interna. A settembre del 1943 fu designato il settore della nuova offensiva, denominata in codice operazione Galvanic e si decise che le operazioni dovevano iniziare il 10 novembre, le forze messe a disposizione erano imponenti, la Quinta Flotta con di 17 portaerei (5 di squadra, 5 leggere, 3 di scorta), 9 corazzate, 8 incrociatori pesanti, 4 leggeri, 66 cacciatorpediniere e 36 mezzi di trasporto; per lo sbarco fu costituito il V Corpo anfibio, forte di circa 20.000 uomini comprendente: la 27ª Divisione di fanteria, destinata a operate gli sbarchi secondari e la 2ª Divisione Marines, articolata su tre reggimenti (2°-6º- 8º), incaricata dell’attacco a Betio.

Le operazioni iniziarono in ritardo il 20 novembre e subito ci si rese conto quanto fossero formidabili le difese giapponesi  sull’isola di Betio, lunga 3.700 metri e larga al massimo 730 metri, lungo il perimetro delle spiagge era stata costruita una lunga barricata formata da tronchi di palme da cocco, alta un metro e mezzo posta a breve distanza dalla riva, questa sorta di “muro” doveva impedire l’utilizzo di veicoli ed intralciare le operazioni di sbarco; inoltre i giapponesi edificarono fortini e casematte di modo che colpissero d’infilata chi si fosse messo al riparo dei tronchi.

Marines take cover behind a sea wall on Red Beach #3
(foto fonte US Navy – Pubblico dominio reperibile qui)

A questo bisogna aggiungere la scarsa preparazione dello sbarco da parte statunitense, dove non si prestò attenzione alle maree, costringendo i mezzi da sbarco ad arenarsi sulla barriera corallina e ai marines di raggiungere la costa nell’acqua fino al collo e sotto il tiro incrociato delle postazioni giapponesi, il primo giorno fu una carneficina e si ottennero scarsi risultati, i marines si ritrovarono la sera inchiodati a ridosso della barricata di tronchi e con il rischio di contrattacchi suicidi giapponesi.

LVT-2 on Green Beach, Tarawa, November 1943
(fonte USMC – pubblico dominio reperibile qui)

Nei giorni successivi, con l’impiego di altri mezzi e uomini freschi, utilizzando i carri armati M4 Sherman e semplici trattori iniziò la lenta avanzata americana , il 1º battaglione del maggiore Ryan utilizzo un efficace stratagemma per espugnare i temibili forti giapponesi: consisteva nel mandare avanti, coperti dai carri armati e da un intenso fuoco di mitragliatrici, dei bulldozer che, spingendo masse di sabbia contro le feritoie, neutralizzavano la postazione nipponica presa di mira; nel frattempo l’opera difensiva sarebbe stata circondata da altri soldati che avrebbero eliminato i giapponesi che ne uscivano semiasfissiati, tale espediente fu reso noto a tutte le unità e così l’avanzata divenne più facile e meno costosa in termini di uomini e tempo.

Queste stesse truppe il 22 novembre giunsero all’aeroporto, la lotta per le piste d’atterraggio fu lunga e violenta, ma in serata furono completamente ripulite dalle postazioni giapponesi, i marines si trincerarono attorno all’aeroporto per la notte, quando iniziarono le cariche banzai condotte dai giapponesi che sfondarono i trinceramenti difensivi: scoppiarono selvaggi corpo a corpo e alcuni soldati nipponici si lasciavano cadere nelle buche individuali per farsi saltare in aria con una granata insieme agli occupanti. Solo a mezzogiorno del 23 novembre, dopo quattro giorni di interminabili scontri a fuoco e assalti alla baionetta l’isola di Betio fu conquistata. Il prezzo fu elevatissimo per entrambi gli schieramenti, per gli americani fu una severa lezione che servì a modificare l’approccio e le tattiche di invasione per i successivi sbarchi; la lotta per liberare il Pacifico era ancora lunga e faticosa e il nemico ostinato, ci vollero ancora due anni di guerra e due bombe atomiche per aver ragione dell’Impero del Sol Levante, oltre ad un sacrificio umano non indifferente.

Il soggetto

Leggendo la storia della conquista di Tarawa e ripercorrendo le fasi della battaglia mi ha impressionato lo stratagemma adottato dai marines per espugnare i fortini giapponesi, lo sforzo comune di uomini e mezzi per raggiungere l’obiettivo mi ha ispirato per ricreare in una piccola scena i fatti del 21 novembre 1943.

Volevo inserire nella parte posteriore dello Sherman un numero consistente di marines, quanti ce ne potevano stare, che, con il fuoco delle armi del carro, si avvicinavano ai fortini giapponesi per espugnarli.

M4 Sherman e Marines

Tra i vari kit in cantina avevo anche un vecchio Sherma M4A3 Italeri, ho iniziato a tagliarlo, non volevo costruire un grosso diorama con il mezzo completo, i figurini sopra e attorno al carro, la sabbia e quant’altro, ma solo parte dello Sherman e molti figurini.

Mentre tagliavo la torretta mi sono accorto che non era adeguata al periodo, dovevo trovare una torretta M4A2, una volta recuperata dal kit Dragon M4 Sherman Combo PTO adeguatamente tagliata a metà è stata posizionata sulla porzione del carro, mantenendo aperto il portellone laterale del mitragliere/puntatore. Ho aggiunto alla parte posteriore una fila di taniche e alcune coperte, ho agganciato ai fianchi del carro le tipiche assi imbullonate utilizzate nel pacifico, si vedono diversi carri con questa variante di officina, serviva soprattutto per non far attaccare le mine ai giapponesi, sui lati mi sono costruito con stucco A+B dei sacchi di sabbia quale ulteriore protezione del mezzo, questi ultimi sono stati posizionati a fresco e sopra ad essi ho definito la posizione dei marines, così da collocarli adeguatamente sul carro.

Utilizzando il kit Dragon “2nd Division USMC Tarawa 1943”, MiniArt “US Tank Crew” e parti di soggetti provenienti da altri kit ho individuato i sette figurini che potevano occupare completamente la parte posteriore dello Sherman, i marines dovevano essere tutti intenti a sparare e a coprirsi dietro la torretta del carro. Una volta posizionati sommariamente ho cercato di farli interagire, cercando le posture più adeguate e modificando parti del corpo per meglio adeguarli al mezzo e agli altri soggetti, questa è stata la parte più importante del lavoro, trovare le giuste posizioni, partire dai soggetti centrali in piedi per finire, ai lati, con soggetti piegati, accovacciati o sdraiati, questo per dare un senso di copertura dal fuoco nemico e per far si che tutti i soggetti fossero in vista girando la basetta a 180 gradi. Una volta posizionati sommariamente ho iniziato a modificarli, ho sostituito tutte le teste con teste Hornet, modificato braccia e soprattutto mani per farle aderire con convinzione alle armi in dotazione, particolare attenzione al mitragliere fuori dal carro e al carrista posizionato dentro la torretta, queste due figure hanno più punti di ancoraggio e richiedono la massima precisione, soprattutto in fase di assemblaggio finale dopo la colorazione; ho aggiunto la buffetteria essenziale, dalle foto storiche si vedono marines con poco equipaggiamento, soprattutto nei giorni seguenti allo sbarco, di fatto avevano solo le armi individuali, il munizionamento e la borraccia, alcuni portavano pistole e coltelli per gli scontri corpo a corpo. Tutto è stato rifinito con stucco A+B, due soggetti hanno la dotazione per il lancia fiamme, arma molto usata per stanare i giapponesi più coriacei dalle loro postazioni.

Colorazione dello Sherman

Sul fronte del Pacifico, oltre alla solita livrea verde, molti carri, già nel 1943, adeguarono la colorazione al teatro di operazioni, aggiungendo macchie color sabbia e/o marroni rossiccio all’oliver drab.

Ho steso due mani di primer Tamiya grigio e colorato con nero XF-1 la parte tagliata dello scafo e della torretta, successivamente ho colorato il resto del mezzo con XF-62 olive drab, una volta asciutto ho coperto le parti in verde con Masking Putty – Mig e preparato ampie strisce da colorare con XF-64 field brown, XF-59 desert yellow e dark yellow XF-60 poi schiariti con XF-57 buff, tolto il Masking Putty ho schiarito le macchie verdi aggiungendo del buff all’olive drab, a parte ho colorato in giallo sabbia o verde le taniche e in khaky XF-49 i sacchi sui lati del carro, ho steso due mani di trasparente opaco e trascorse 48 ore ho iniziato la fase di invecchiamento e sporcatura a pennello.

Ho iniziato applicando delle scrostature negli spigoli e sulle parti di maggiore logorio utilizzando una spugnetta o un pennello a punta fine con acrilici Vallejo – marrone 822, ho schiaro la parte esterna della scrostatura con grigi, sabbia e verdi di una tonalità più chiara rispetto a quella utilizzata  sul mezzo, stesso trattamento anche sulle taniche, ho eseguito dei lavaggi mirati con prodotti AK, mentre sulle parti in legno ho evidenziato la venatura con colori a olio W&N, raw amber e burn sienna, con colori acrilici ho dipinto i teli appoggiati alle taniche, a parte ho dipinto le mitragliatrici pesanti e il lanciafiamme da inserire nella scena una volta posizionati i figurini.

Colorazione dei figurini

Sul fronte del Pacifico l’indumento principale della truppa era in cotone verde scuro o tendente all’azzurro, per i carristi e alcune truppe dei marines, erano state distribuite divise mimmetiche a tre toni di varie tonalità e dimensione delle chiazze, anche telini per l’elmetto, questi indumenti subivano un pesante logorio, per il clima e per l’impiego in situazioni estreme, spesso il caldo era asfissiante, non mancava l’umidità nell’interno delle isole del Pacifico e frequenti erano gli scrosci d’acqua, dopo alcuni giorni di combattimento le divise erano logore, stracciate e molto impolverate, ho cercato di combinare tutti questi elementi nei sette figurini che compongono la scena.

Tutti i figurini sono stati trattati con il primer Tamiya e colorati esclusivamente con colori acrilici Vallejo, il carrista e il mitragliere esterno hanno una divida azzurra, il carrista porta una tuta intera, il casco con cuffie e auricolare e una pistola sotto l’ascella sinistra, mentre il mitragliere esterno ha appeso al cinturone anche la pistola, l’ufficiale e i due soldati accovacciati hanno la divisa completamente verde, mentre quello sdraiato e il soldato addetto al lanciafiamme hanno rispettivamente camicia e pantaloni mimmetici, quest’ultimo e il suo compagno accovacciato hanno uno schienale di tela khaky che serviva da diaframma quando dovevano utilizzare il lanciafiamme; portano tutti l’elmetto con il telino, come si vede in moltissime fotografie che ho consultato, anche l’armamento è del più vario, di fatto ho inserito tutte le armi in dotazione ai marines, pistole, fucili e mitragliatrici di diverso calibro

Ultimi accorgimenti

Una volta completi i figurini sono stati posizionati sul carro partendo dal carrista e dal mitragliere esterno, questi sono stati incollati alle maniglie del mitragliatore in dotazione e ancorati al mezzo, ho proseguito con l’ufficiale e i due soggetti esterni a sinistra e poi a destra, man mano che ho incollato i figurini ho provveduto ad impolverarli abbondantemente con  AK  4061 SAND YELLOW DEPOSIT, che ho trovato molto efficace per questa attività; man mano che procedevo ad incollare i figurini ho impolverato tutto il mezzo. Ho posizionato l’MG di riserva munita di trepiede e fissata dietro le taniche. Ultimo tocco, ho incollato sulla torretta numerosi bossoli espulsi dalle mitragliatrici pesanti, questa “esagerazione” rende molto bene il senso di azione dell’intera scena.

per approfondire: Tanks in Hell: A Marine Corps Tank Company on Tarawa

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