IL B-25 DI MELILLA

Il B-25 esposto al museo di Cuatro Vientos (Madrid)
Si tratta di una riproduzione recente della livrea dell’unico B-25 Iberico
foto tratta da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:North_American_B-25J_Mitchell_(5647027622).jpg

Spendere ancora parole per descrivere uno degli aerei più famosi della seconda guerra mondiale potrebbe sembrare superfluo. Troppe le pubblicazioni ed i video dedicati ad una delle macchine più famose e prodotte al mondo e notissimo, soprattutto, per il primo bombardamento americano del Giappone, dopo l’attacco nipponico di Pearl Harbour. Il 18 aprile 1942, infatti, i B-25, al comando del colonnello Doolittle sganciarono, in ordine sparso e senza causare gravi danni, alcune bombe su Tokio. Uno scatto di orgoglio e di voglia di rivincita, ben diverso da quello dell’aereo protagonista della nostra storia.

Dei quasi diecimila esemplari di B-25, unico aereo americano battezzato con il nome di una persona, ovvero il Colonnello William Mitchell, 852 esemplari andarono all’Urss e 23 alla Gran Bretagna, impiegati come addestratori. Altri andarono ad Australia, Brasile, Canada, Cina, Olanda, Francia, Indonesia, Venezuela, Unione Sovietica e Perù.

Il 4 agosto del 1944 l’aeroporto spagnolo di Nador (oggi Melilla) ricevette una visita inaspettata che creò sicuramente stupore ed una certa apprensione tra coloro che ebbero l’opportunità di capire cosa avesse spinto l’equipaggio del bimotore da bombardamento americano ad atterrare in quell’aeroporto.

Il North American B-25D-10-NC “Mitchell” dell’USAAF, costruito nella fabbrica di Kansas City della North American  Aviation Inc., matricola 41-30338 e numero di costruzione 87-8503, stava compiendo un volo di trasferimento da Casablanca ad Algeri. Tutto sembrava svolgersi regolarmente: un volo di routine. Come spesso accade, però, l’imprevisto si presenta sempre nei momenti più impensati. All’improvviso si verificò un’avaria ad uno dei due timoni verticali. Il pilota, tenente colonnello Sandford, nell’incapacità di governare bene l’aereo e consapevole della gravità dell’emergenza non volle rischiare più del dovuto. Cercò un aeroporto vicino su cui posare le ruote prima di dover sperimentare ulteriori problemi. La sua meta era il campo di Oujda, ma, purtroppo per lui, non vi arrivò mai. Forse per la scarsa conoscenza dei luoghi o per un’avaria alle bussole, ma più probabilmente per la fretta di risolvere l’emergenza, il Mitchell posò, suo malgrado, le ruote sul campo spagnolo di Nador, con  i cinque membri dell’equipaggio convinti di essere in Marocco.

Il velivolo non era un normale bombardiere. Il Mitchell era infatti sprovvisto dell’equipaggiamento per lo sgancio delle bombe ed al loro posto erano stati montati dei sedili, rudimentali e piuttosto scomodi, trasformando il bimotore in un aereo da collegamento per il trasporto di personale.

La Spagna, prudentemente neutrale durante la seconda guerra mondiale, anche se piloti spagnoli parteciparono con una squadriglia da caccia alla guerra sul fronte russo, inquadrata nella División Azul, pose il velivolo sotto sequestro e lo trasferì alla Maestranza Aérea di Marruecos, presso la sua officina distaccata di Melilla. Un atteggiamento quello del governo spagnolo simile a quello di altri paesi neutrali come Svezia e Svizzera. Questa situazione si protrasse per quattro anni, fino a quando nel 1948 iniziarono i lavori  per rimetterlo in condizioni di volo, lavori che si trascinarono per due anni a causa della carenza quasi completa di pezzi di ricambio. Nel frattempo, furono  avviati colloqui con l’USAF per acquisirne la proprietà, problema che fu risolto nel febbraio 1949.

Finalmente, dopo traversie belliche, internamento, lavori di manutenzione e restauro, il 3 giugno 1950 il B-25 dell’Ejercito del Aire spiccò il volo. Ai comandi il Tenente Colonnello Pombo Somoza. L’aereo, sotto la stessa data, fu preso in carico dalla Scuola Superiore di Volo di Matacán, presso la quale ricevette le insegne spagnole ed il numeri di fusoliera 74-17. Nei tre anni successivi l’aereo volò con regolarità fino a quando a causa di un guasto al ruotino del carrello anteriore, fu messo a terra a causa della mancanza di pezzi di ricambio. Nel 1956, vista l’impossibilità prima e l’inutilità poi di ripararlo, fu smantellato.

Il B-25, atterrato per sbaglio sul campo di Nador non fu però dimenticato. Fu così che nel 1986, grazie ad un dono della ditta statunitense Military Aircraft Restoration Corp., il bimotore 74-17 prese posto al Museo del Aire. L’esemplare, un B-25J-20-NC di matricola 44-29121 e numero di fabbrica 108-33446, fu ridipinto con la livrea originale e modificato per diventare uguale alla versione originale dalla Maestranza Aérea di Siviglia.

                                                                                              Flavio MUCIA

PS

Alcune foto del B-25 Spagnolo sono visibili qui

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