Jean de Joinville di Claudio Lombardi e Andrea Caccaveri

Il figurino rappresenta Jean de Joinville (1224 – 1317) cavaliere francese, in veste di crociato, famoso per essere stato biografo del re di Francia Luigi IX il Santo.

Siniscalco di Champagne partecipa, con dieci cavalieri più la truppa, alla Settima crociata (1248-1254) contro l’Egitto ayyubide, perché era la provincia più ricca e vulnerabile.

Inoltre i crociati si ricordavano che durante la Quinta crociata (1217-1221) il sultano era stato disposto a cedere Gerusalemme, arresasi a Saladino nel 1187 in seguito alla disastrosa battaglia di Hattin, in cambio di Damietta.

Il figurino è ambientato durante la battaglia Damietta del 5 giugno 1249.

Questa fortificata città portuale, con Alessandria era il più importante scalo marittimo dell’Egitto e controlla il passaggio lungo il ramo orientale del Nilo, chiave del Paese.

All’alba del giovedì dopo Pentecoste la flotta si avvicina alla riva sabbiosa a occidente della foce del fiume.

L’esercito cristiano era composto dai crociati francesi e dall’esercito di Outremer al comando del conte di Giaffa Giovanni d’Ibelin.

I crociati si lanciarono tra i flutti e attaccarono coperti dal tiro di arcieri e balestrieri allineati dietro la murata delle navi.

I musulmani erano schierati sulla riva del mare con le insegne dorate che risplendevano quando erano percosse dal sole e il rumore che facevano con timpani e corni era spaventoso a udirsi.

Guadagnata la riva furono caricati dalla cavalleria mamelucca che si mosse a spron battuto, ma i crociati infissero le punte dei loro scudi nella sabbia come le aste delle lance

rivolgendogli contro le cuspidi, schierandosi in formazione chiusa. Il muro di lance e scudi scoraggio i mamelucchi che si ritirarono disordinatamente.

Alla destra dello schieramento crociato, sopraggiunse la galea con l’insegna di san Dionigi, appena l’Orifiamma tocco terra anche il re, seguito da Joinville, si lanciò in acqua per raggiungere i suoi uomini.

Un cavaliere musulmano si spinse contro di loro, perché non riuscì a fermare il cavallo o forse pensava che altri lo seguissero, ma rimasto solo, fu abbattuto.

Ulteriori combattenti sbarcarono, rinforzarono lo schieramento, mentre gli scudieri iniziavano a rizzare le tende dell’accampamento. Gli egiziani tornarono ancora alla carica e la battaglia si accese nuovamente. 

I crociati guidati coraggiosamente dal re, grazie alla disciplina e alla superiorità dell’armamento respinsero gradatamente i musulmani, obbligandoli a ritirarsi.

Le perdite egiziane furono gravi, centinaia di uomini e due emiri.

Al calare della notte i musulmani si ritirarono dalla costa e attraverso un ponte di barche ripiegarono su Damietta. La popolazione era in preda al panico e la guarnigione abbandonò la città.

I civili musulmani fuggirono, fu appiccato fuoco al bazar, ma non distrussero il ponte di barche. La mattina seguente, il 6 giugno, i crociati seppero dai cristiani rimasti a Damietta che era indifesa e marciarono trionfalmente in città. 

Questa conquista riempì di stupore e soddisfazione i crociati. Damietta fu trasformata in città franca, la grande moschea divenne una cattedrale e fu insediato un vescovo.

Furono assegnati dei palazzi agli ordini militari e prebende in denaro ai signori di Outremer, i genovesi e i pisani furono ricompensati con l’assegnazione di un mercato e una via ciascuno.

I cristiani locali, copti monofisiti, accolsero con gioia il governo del re santo.

Durante i mesi estivi Damietta fu la capitale di Outremer, ma l’inattività all’umido calore al delta del Nilo demoralizzò i combattenti, il cibo cominciò a scarseggiare e le malattie serpeggiavano.

La perdita di Damietta aveva costernato il mondo musulmano, ma i crociati esitavano. Il sultano anziano e malato prese l’iniziativa e offrì Gerusalemme in cambio di Damietta. L’offerta fu respinta, perché il re crociato rifiutava di trattare con un infedele.

Il personaggio è protetto da un’armatura completa di maglia e indossa un casco a ogiva con paranaso, più confortevole in questo clima caldo, rispetto a un elmo chiuso.

Sullo scudo compare il blasone della famiglia Joinville.

La lunga tunica riprende il blu dello stemma, mentre il mantello bianco serve per proteggere dal sole egiziano.

Sullo stendardo garrisce al vento la croce del regno di Gerusalemme, in questo periodo con capitale a San Giovanni d’Acri: d’argento, alla croce potenziata d’oro, accantonata da quattro crocette dello stesso.

Figurino di: Claudio Lombardi

Ricerca storica e articolo di: Andrea Caccaveri

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