The Wooden Wonder Project

Questo piccolo diorama aeronautico in scala 1/72 mi ha tenuto impegnato per diverso tempo. Per la sua realizzazione ho impiegato l’eccellente Mosquito della Tamiya e l’altrettanto valido Chevrolet C15A della IGB Models. Ma procediamo con ordine…

De Havilland Mosquito FB MkVI

Scatola e contenuto

The Wooden Wonder (la Meraviglia di Legno), questo era uno dei soprannomi che gli equipaggi avevano assegnato al De Havilland DH98 Mosquito.

Il nomignolo derivava soprattutto dalle prestazioni di tutto rispetto di questo monoplano bimotore con cellula in legno, che si era rivelato essere maneggevole e veloce, tanto che durante le prime prove ufficiali svoltesi sul finire del 1940 fece registrare una velocità massima di ben 32 km/h superiore a quella dello Spitfire. Il “Mosquito”, come nel frattempo il velivolo era stato ufficialmente denominato, divenne una delle massime priorità nel programma di costruzioni aeronautiche e su di esso vennero riversate molte delle speranze britanniche di contrastare adeguatamente sia i bombardamenti notturni sul territorio metropolitano che le minacce portate ai convogli marittimi dai velivoli tedeschi di pattuglia sull’oceano.

Durante l’impiego si dimostrò essere estremamente versatile e ricoprì diversi ruoli nella RAF ed in molte altre forze aeree alleate. Venne prodotto in diverse varianti ed utilizzato come ricognitore, caccia (diurno e notturno), aereo da attacco al suolo, bombardiere, silurante e, nel dopoguerra, aereo da trasporto. La produzione del Mosquito, terminata nel novembre del 1950, arrivò a circa 7800 esemplari.

Il modello che ho scelto di realizzare è un FB MkVI matricola LR347 T appartenente al 248nd Squadron del Banff Strike Wing, un’unità del Coastal Command appositamente costituita ed operante dalle coste della Scozia.

E’ conosciuto per aver contribuito insieme ad altri tre aerei dello stesso squadrone all’affondamento dell’U-821 il 10 giugno 1944.

Ho cominciato il Mosquito e…. Aaaaarrrggghhhh !!!! Sono stato colpito da sindrome da “overbooking”, che non colpisce solo chi viaggia, ma anche chi ha troppa documentazione…. Mi sono quindi lanciato in vari lavoretti sull’abitacolo fatti prima di cominciare a colorare i vari elementi.

1- Ho cominciato dal portello di accesso che ho sostituito con quello in fotoincisione ed ho realizzato la battuta del portello con una strisciolina di lamierino di piombo.
2- Come si vede nelle viste dall’interno, per essere un kit Tamiya ho dovuto stuccare qualche estrattore di troppo…
3- Lato sinistro abitacolo, aggiunte in lamierino, sprue tirato a caldo (bussola) filo di stagno da 0,3 e filo di rame da 0,5
4- Sedile marconista e supporto seggiolino (di fantasia, lo ammetto) per sostiruire quello presente nel kit
5- Alimentatore per sistema radio-ricevitore in plasticard e filo di rame + guaina
6- Pannello strumenti fotoinciso con manette aggiunte in lamierino (si vedranno di più a colorazione terminata)
9- Alcuni particolari sulle pareti mancano perchè potranno essere incollati solo dopo la colorazione, ma il bello è che una volta assemblato e chiuse le semifusoliere non si vedrà nulla….

La Tamiya ha fatto una cosa strana perchè ha realizzato un cuscino per il puntatore, evidentemente dedicato alla versione da bombardamento, che, montando la paratia prevista dietro il pannello strumenti, viene coperto da un visore che viene a trovarsi appoggiato esattamente sopra il cuscino, facendolo praticamente sparire. Siccome nessuno di questi due elementi c’entra con la mia versione, li ho eliminati entrambi.

A questo punto della lavorazione, con un certo sgomento, ho scoperto che a mia moglie non piace più il Festival di Sanremo !!! Quindi mi sono detto “E adesso io quando modello ????” “Meno male che c’è il Grande Fratello…”

Ok, va bene, basta con le scuse, procedo con i lavori!

A questo punto sono finalmente entrato in possesso delle decals Eagle Strike che comprendono un Mossie con le Invasion Stripes, l’unico mio cruccio è che sembrava che quell’aereo in particolare (LR347/T 248nd Squadron) non montasse ne’ bombe ne’ razzi. Pazienza, ho pensato, farò meno fatica con le strisce di invasione…. Prima di iniziare la verniciatura ho cercato informazioni sulle dimensioni delle invasion stripes. Purtroppo le varie fonti individuate mi fornivano valori discordanti ed ho faticato non poco a decidere come procedere. Alcune fonti dicono che erano larghe 24″ l’una, sia sulle ali che in fusoliera, altre sostengono che quelle in fusoliera invece erano da 18″. C’è anche chi dice che, nonostante il Mossie fosse bimotore, erano tutte da 18″.

Mentre raccoglievo informazioni per la realizzazione delle invasion stripes ho deciso di aggiungere l’estintore che si trovava dietro alle gambe del marconista. So che l’estintore non era esattamente lì e che nemmeno era così grosso, però sul kit Tamiya il cuscino del sedile non è realizzato a sbalzo, per cui mettere razziere ed estintore nelle posizioni corrette sarebbe stato ancora più inverosimile perchè non ci sarebbe stato posto per le gambe del navigatore/marconista. Ho perciò deciso di metterlo centrale, confidando nell’effetto finale una volta chiusi tettuccio e fusoliera.

26- Fusoliera chiusa e stuccata (insisto, ma non era un Tamiya???), ali montate tettuccio mascherato ed aerografato con il colore degli interni, i frames all’interno del vetro sono già stati mascherati, aerografati e “smascherati”.

27- Preshading superfici inferiori.
28- Preshading superfici superiori.

Dopo lunghe ricerche ho trovato una spiegazione esplicativa riguardo alla dimensione e disposizione delle strisce d’invasione. Nel testo è specificato che le stripes in fusoliera iniziano da 18″ di distanza rispetto al bordo anteriore degli impennaggi di coda.  Finalmente!!! Mi sono potuto dilettare con le prime Invasion Stripes della mia carriera modellistica. Ho colto l’occasione per testare gli acrilici Tamiya diluiti con il Laquer (diluente “tappo giallo”) per vedere se le leggende che si sentono in giro sono veritiere; in effetti la finitura risulta più satinata, mi piace…

31- Mascheratura con nastro Tamiya delle zone che dovranno restare bianche.
32- Stesura del nero, anche per questo vale la stessa regola del bianco, perciò ho usato il Nato Black Tamiya che, di fatto, è un nero desaturato già di suo; comodissimo !!!!
33- Non ho retto alla curiosità ed ho tolto le mascherature alle sole strisce centrali per vedere come erano venute…
34- Anche sotto….
35- Sull’onda dell’entusiasmo ho mascherato le strisce e stesa la mano di base di sky ottenuto da una miscela al 95% di Sky Tamiya + 5% di Sky Grey Tamiya (seguendo le indicazioni del bravo Villalba tratte da un articolo su un suo Spitfire apparso tempo fa su Euro Modelismo edizione spagnola). Nella foto il centro dei pannelli è ancora da schiarire, però il preshading già aiuta a “muovere” il colore.

Dopo aver realizzato le invasion stripes ho mascherato il tratto di fusoliera tra le coccarde e il bordo d’uscita delle ali ed ho riprodotto con un grigio medio la traccia di obliteratura visibile sulle foto dell’esemplare reale e correttamente riportato anche sui profili del foglio decals, cercando di ottenere una forma simile. Evidentemente ad un certo punto della vita operativa gli specialisti hanno cancellato una parte del (presumo) vecchio codice in fusoliera. Dopo avere glassato il modello con la Future, ho finalmente “decalizzato” il Mossie. Devo dire che le decals Eagle Strike si sono rivelate un po’ rigidine e refrattarie a Micro Set e Micro Sol. Comunque alla fine ho vinto io…. anche se un paio di punti con silvering da ritoccare ci sono. Ho anche rimosso la mascheratura dall’abitacolo, è quasi venuto come lo volevo!

Mi sono lanciato nella realizzazione dei carrelli e nella foga di eliminare alcuni segni degli estrattori ho provveduto ad eliminare anche dei rilievi che in realtà sulle gambe del carrello ci sono!!!

Forse avrei fatto meglio ad osservare con più attenzione la mia documentazione prima di farmi prendere dall’entusiasmo…

Comunque sia, dopo aver perso un’ora a carteggiare e a fare danni, ho dovuto perdere un’altra ora per ricostruire quanto avevo così attentamente eliminato.

L’unica soluzione che ho trovato è stata fustellare del nastro Tamiya, sperando che il risultato finale si rivelasse perlomeno decente.

39- Ho anche forato gli scarichi….
40- Poi ho assottigliato e forato i parafanghi, quelli in fotoincisione non mi convincevano del tutto…
41- Qui si vede il lavoro di ripristino delle gambe del carrello.
42- Assemblati i carrelli ed aggiunte le tubazioni dei freni…
43- Infine ho colorato e debitamente arrugginito gli scarichi, alla faccia dell’aftermarket, non mi sembrano venuti male…

Dopo avere opacizzato il modello con Flat Clear Gunze, ho eseguito i lavaggi con Terra di Cassel ad olio. Ma quanti pannelli aveva sto’ coso di legno????

Alla fine sono riuscito a mettere insieme il tutto aggiungendo un po’ di particolari mancanti (ad es. le luci di navigazione) per finire con un po’ di ritocchi quà e là.

CHEVROLET C15A

Chi ha detto che a Novegro in primavera non si trova niente di interessante? Io ho trovato finalmente un mezzo da affiancare al mio Mosquito! Prodotto in Canada in diverse versioni e migliaia di esemplari, ha servito per tutta la seconda guerra mondiale in tutti i teatri operativi nelle forze del Commonwealth, Gran Bretagna compresa. Quindi col Mossie ci può stare… basta farlo “color RAF”.

Le stampate sembrano essere fatte piuttosto bene, anche se scomposizione e attacchi allo sprue sono molto “Dragon style”.
Non esistono sbavature e gli incastri dei primi pezzi provati a secco si sono rivelati essere precisi.
Il prezzo è abbordabile e la IBG Models ne produce diverse versioni molto sfiziose, personalmente mi sento di consigliarlo a chi fa mezzi o diorami aeronautici nella “gentlemen’s scale”.

Le stampate sono evidentemente state realizzate con stampi a bassa pressione e perciò i punti di iniezione sono parecchi e piuttosto grossi. Si impiega più tempo a separare i pezzi dallo sprue e ad eliminare i residui dei punti di colata che a montarli, già sono lento di mio….

1- Per iniziare ho aggiunto un minimo di dettaglio all’interno cabina. Le leve le ho sostituite perchè quelle del kit mi sembravano un po’ grossine, la pedaliera è di fantasia…
2- Telaio con motore abbozzato, trasmissione, ruote, serbatoi, ecc… il tutto da scatola. Ve l’avevo detto che guardando le stampate non sembrava male.

Con in mente l’idea dell’aspetto finale, ho iniziato una sperimentazione per colorare adeguatamente le parti in legno del cassone, cercando di ottenere un risultato decente. Ho anche cercato di rendere il senso dell’usura e della vernice blu consumata sull’esterno, con la convinzione che una volta colorate in blu RAF le parti metalliche tutto avrebbe avuto più senso.

7- Interno cassone
8- Lato anteriore, resterà quasi tutto nascosto dalla cabina.
9- Esterno destro.
10- Esterno sinistro.
11- Posteriore
12- Interno sinistro
13- Interno anteriore
14- Vista globale, certo che è piccolo…

Dopo un po’ di lavoro di mascheratura ho spruzzato il blu (Tamiya XF-18), fatto un primo drybrush ed un lavaggino con raw umber ad olio. Ho anche colorato qualche particolare che poi resterà totalmente nascosto; non si sa mai, nel caso in cui qualcuno guardasse da sotto con uno specchietto da dentista dopo che sarà stato incollato alla basetta.

Visto che la scatola non lo prevede, ho deciso di provare ad autocostruirmi il telo di copertura del cassone. L’ho realizzato con stucco bicomponente Tamiya (quello con la scatoletta azzurra) ed è stato molto più semplice del previsto. Cercherò di spiegare il procedimento utilizzato perché purtroppo non ho potuto fare foto passo-passo:

  • ho preparato una dima di carta dello sviluppo del telone
  • ho preparato un sacchetto trasparente di dimensioni adeguate con l’interno completamente spolverato di borotalco.
  • ho mescolano insieme due parti di stucco finchè non ho ottenuto una “pallina” dal colore omogeneo.
  • ho messo la pallina nel sacchetto e l’ho spalmata prima con le dita e poi con un cilindro utilizzato a mo’ di mattarello fino ad ottenere un foglio di spessore e dimensioni adeguate, controllando nel frattempo che non aderisse all’interno del sacchetto; se dovesse succedere si è ancora in tempo a staccarlo, aggiungere borotalco e ricominciare a stenderlo.
  • ho rimosso con attenzione il foglio dal sacchetto, ci ho appoggiato sopra la dima e l’ho tagliato lasciandolo leggermente abbondante.
  • dopo averlo cosparso ulteriormente di borotalco l’ho posizionato sopra i supporti del cassone e l’ho opportunamente piegato, arrotolato e sagomato, lasciandolo poi asciugare fino a che non si è irrigidito.
  • a questo punto ho potuto rimuoverlo e l’ho verniciato in color khaki schiarendolo sui rilievi e scurendolo negli anfratti e nella parte bassa.

30- Il parabrezza in acetato è fornito da scatola, ho solamente dovuto fare i tergicristalli con filo di rame e plasticard; la polvere sul vetro è fatta spruzzando del trasparente opaco Gunze.

Per finire ho fatto qualche lavaggio con Raw Umber ad olio, aggiunte un po’ di scrostature fatte con Vallejo Tank Grey ed impolverato con vari pigmenti Mig; per ultimo ho realizzato delle colature di carburante vicino ai tappi dei serbatoi. I fanali che in foto si vedono solamente verniciati con silver sono stati successivamente dotati delle coperture per il coprifuoco.

Il diorama

L’ambientazione che ho realizzato rappresenta un momento di relax in una base della RAF durante il quale gli specialisti controllano l’aereo ed i piloti si rilassano facendo quattro chiacchiere e fumandosi una sigaretta.

La basetta è realizzata in espanso isolante per edilizia su cui ho steso uno strato di sabbia mista a vinavil con sopra dell’erbetta sintetica della Linea Secondaria stesa in maniera irregolare. Il tutto è stato colorato ad aerografo con vari toni di marrone e di verde e completato con diversi passaggi di drybrush con color sabbia e giallo.

In un angolo ho realizzato una porzione di pista per aggiungere interesse alla scena; le fughe tra i lastroni sono state fatte incidendo l’espanso con il dorso di una lama del cutter, la finitura ruvida è stata fatta stendendo a pennello del Gunze Mr. Surfacer 500 che poi è stato verniciato e sporcato a piacimento. Probabilmente sarebbe stato meglio “movimentare” il prato con alcune tracce delle ruote, però quando me l’hanno giustamente fatto notare era ormai troppo tardi.

1- I figurini sono di provenienza mista: i meccanici sono Revell, il pilota in piedi è CMK e il pilota sulla sdraio è un Preiser proveniente da un set dedicato alla Luftwaffe. La sedia e la sdraio vengono dallo stesso set.
2- Ho rifatto la scaletta di accesso del Mosquito in filo di rame sagomato e saldato a stagno, nella foto si vede il confronto con la scaletta fornita nel set fotoinciso Eduard che si è rivelata essere troppo corta oltre che, ovviamente, piatta.

13- Le due sedie sono state colorate con una base di Sand Vallejo e una successiva applicazione di olio Bruno Van Dick non diluito, rimosso poi parzialmente con il pennello per creare le striature e le trasparenze che simulano le venature del legno; il tutto è stato sigillato con una pennellata di Future.
14- Ho realizzato un po’ di attrezzi: le chiavi inglesi sono in carta, la leva è in filo di rame, i cacciaviti sono in filo di rame da 0,3mm con un’estremità schiacciata per simularne la lama, i loro manici sono fatti con la guaina del filo stesso.
15- Anche la cassetta degli attrezzi e il borsone di cuoio sono stati autocostruiti in carta e filo di rame
16- La verniciatura della borsa è stata fatta con cuoio Vallejo con alcuni tocchi di nero e di arancione molto diluiti, garantisco che realizzarla è stato molto più facile di quel che si possa pensare.
17- Anche la cassetta è stata verniciata con i Vallejo, la sua realizzazione è stata ancora più semplice.
18- In mano ad uno dei piloti ho messo una sigaretta fatta con sprue filato, un particolare che non poteva assolutamente mancare!
19- Le casse sono in resina, verniciate con acrilici Vallejo.

Questo è quanto, spero di non avervi annoiato troppo.

Buon Modellismo a tutti.

by Alessandro Morocutti

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