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INTRODUZIONE
Anni fa leggendo un numero di Military Modelling mi sono imbattuto in
un mastodontico mezzo inglese fotografato durante alcune esercitazioni,
l’utilizzo su terreno operativo aveva coperto il carro con uno
spesso strato di polveri e terra rendendolo affascinante dal punto di
vista artistico tali e tante erano le sfumature che coprivano la livrea
verde e nera.
Con l’AS 90 ho iniziato l’avventura della costruzione dei
mezzi moderni, non so se sarà il primo di alcuni o
resterà l’unico, ma devo dire che mi sono divertito a
costruirlo cosicchè la mia pingue biblioteca di volumi sui mezzi
della II Guerra Mondiale si è cosi arricchita di documentazione
moderna.
IL MODELLO
Prima di affrontare un esame tecnico del modello proposto vorrei
filosoficamente porre l’accento su un tema che riguarda noi
italiani che abbiamo per difetto il considerare sempre e comunque come
l’erba dei vicini sia sempre più verde, anche se il
più delle volte ciò non corrisponde al vero.
Il sottoscritto che non è da meno, irretito da due articoli
letti su Steel Art e Steel Master dove veniva magnificata la
conversione della Accurate Armour, ha lestamente ordinato via e-mail
l’agognato pacchetto.
Dopo pochi giorni mi arrivava l’arci cara scatolina, prezzo
finito 49,50 Sterline uguale a 73,98 euro, ma dopo averla aperta la
delusione è stata cocente, il contenuto oltre a pezzi rotti era
di qualità normale per non dire mediocre.
Infatti la confezione della ditta inglese contiene pezzi in resina con
bolle, ritiri e rotture che riguardavano la gran parte del contenuto,
mentre l’incisione di media qualità.
Nella confezione è presente un foglio di fotoincisoni che non
è male, con un libretto di istruzioni per il montaggio che
pur essendo corredato da fotografie è molto lacunoso e non aiuta
il modellista nel montaggio dei pezzi
Voglio solo aggiungere, per concludere il pistolotto, che se i
produttori nostrani come Royal Model ,Victoria Model o Brach Model
lavorassero con gli standards della rinomata ditta inglese
chiuderebbero l’attività dopo pochi mesi.
Al di là dello sfogo e quindi ragionando con calma senza voler
essere a tutti i costi ipercritici, vorrei invitare a ponderare la
convenienza dell’acquisto anche perché le fotoincisioni
della Eduard aiutano a ricostruire correttamente gli errori e con un
minimo di autocostruzione la conversione in resina potrebbe risultare
non essenziale.
Il modello presentato in quest’articolo parte quindi dal kit
Trumpeter, corretto nelle misure e nei volumi arricchito dalla
conversione della Accurate Armour e dalle fotoincisioni della
Eduard .

Nel dettaglio, come anche mostrato dalle fotografie, la resina ha
sostituito la plastica nel corpo del cannone con un nuovo mantello e
una nuova canna con ottima ricostruzione della protezione a soffietto
incurvata per l’effetto peso, il freno di bocca in metallo
è pessimo, mal stampato e con alcuni solchi esterni ed interni.
La canna in metallo dalla Hot Barrel che ho ordinato per
l’occasione non mi ha convinto, per cui ho finito per preferire
ancora quella della Accurate.
Altra parte sostituita, in questo caso con buona ragione, è
stata quella relativa al meccanismo di blocco del cannone che nel kit
originale pecca un po’ di pressapochismo.
Anche i cinque contenitori superiori sono stati sostituiti , volendo se
si possono tranquillamente utilizzare quelli in plastica perché
sono abbastanza corretti anche se devono essere dettagliati nella parte
superiore con le fotoincisioni Eduard.
La mitragliatrice Mag in resina è di mediocre fattura e va a
sostituire quella ancora più brutta del kit, alcuni interventi
di miglioria devono comunque essere eseguiti sul pezzo in resina come
l’aggiunta delle manopole di brandeggio e il sistema laterale per
il convoglio dei proiettili esplosi, il set di fotoincisioni della
Eduard dettaglia ulteriormente la mitragliatrice includendo la cassetta
munizioni con il suo contenitore forato da raccordarsi all’arma.
Sempre restando nella parte superiore del mezzo sono state utilizzate
le fotoincisioni Eduard per ricostruire il grosso cesto di stivaggio
dei teli preferendolo in questo caso a quello in fotoincisione della
Accurate, mentre per ricostruire il lampeggiante ho utilizzato un led
acquistato in un negozio di componentistica elettronica a cui ho
aggiunto alla base il cavo di alimentazione ricostruito con un sottile
filo in rame opportunamente attorcigliato.
Per le protezioni laterali ho utilizzato quelle del kit Trumpeter
invece che quelle più corrette in resina purtroppo
inutilizzabili per via della pessima colatura, mentre per i parafanghi
antreriori e posteriori ho preferito utilizzare le fotoincisioni Eduard
e Accurate.
Essendo i cingoli poco visibili a modello finito, ho preferito
utilizzare quelli in vinile della scatola di montaggio anche se in
commercio esiste l’apposito set in resina della Accurate, nella
scatola di conversione sono pure presenti le piccole ruote tendicingolo
più dettagliate rispetto a quelle in plastica ma quasi
invisibili una volta montate le protezioni laterali.
Infine ho sostituito il portellone di ingresso posteriore con quello in
resina, che può essere presentato aperto essendo ricco di
particolari nella parte interna.
Tutti i teli, arrotolati sui fianchi e stivati sul tetto sono stati
costruiti con stucco bicomponente della Tamiya che riproduce benissimo
l’andamento della stoffa da preferirsi come metodo a quello delle
riproduzioni con il classico fazzolettino impregnato di colla vinilica.
Infine l’ultimo telo cerato è stato rifatto utilizzando
una lamina metallica piegata e forata lateralmente per fare passare un
cordino.
COLORAZIONE
Nelle moderne realizzazioni la parte pittorica ha preso un importanza uguale se non superiore all’assemblaggio.
La qualità costruttiva con i prodotti after market (resine e
fotoincisioni) e di una accuratissima bibliografia ha ormai raggiunto
livelli di eccellenza e quindi la differenza è data da una buona
rappresentazione pittorica.
Tutto questo per affermare che dedico una grande attenzione alla realizzazione cromatica dei modelli che costruisco.
Come precedentemente accennato l’AS 90 presentato in questo
articolo mi ha “preso” per la varietà delle
sfumature dei colori e dalla sfida pittorica che la riproduzione di
questo modello richiedeva.
Il colore base è stato steso utilizzando il verde nato
XF67 Tamiya
acrilico miscelato con una punta di XF5 (flat white) con la mimetica
nera ricreata utilizzando il nero opaco schiarito con una punta di
bianco e sabbia.
Nella stesura del colore sono stato leggermente più chiaro del
dovuto perché i successivi passaggi scuriscono il modello e ne
accentuano i contrasti.
Una volta asciugato il colore di base comincia la parte più
divertente perché si deve ricreare l’effetto estremamente
operativo del mezzo coperto di sporco e terra di innumerevoli
gradazioni.
Il primo passaggio consiste nello spruzzare un tono terroso riprodotto
con Red brown, Desert Yellow e black nelle parti interessate, ricordo che per garantirsi
sempre il massimo controllo della situazione, sono meglio più
passate diluite che poche e pesanti.
Ovviamente essendo le parti alte più polverose e secche rispetto
a quelle più umide vicine al treno di rotolamento si utilizzano
dei passaggi più chiari nella parte superiore enfatizzando con
il Buff, mentre per la parte bassa si utilizza il tono
terroso di base leggermente scurito.
Una volta asciugato il tutto sono passato ad evidenziare gli spigoli e
i rilievi con dei passaggi di dry brush di colore sabbia schiarito
utilizzando questa volta i colori a smalto Molak che avendo dei tempi
di essicazione più lunghi rispetto agli acrilici ne permettono
un utilizzo più razionale e migliore.
Successivamente, sempre a modello asciutto, sono passato ad
estremizzare i recessi con lavaggi selettivi con del colore marrone
cioccolato utilizzando una miscela di colori a smalto ed olio variando secondo la posizione la parcentuale di nero.
A questo punto il modello è pronto per la fase conclusiva che ne
valorizza la vivacità cromatica utilizzando un trattamento con
passaggi di colore a malto Molak Dark Earth misto a bianco e Sand.
Ricordo che i colori della ditta italiana sono molto più opachi rispetto agli Humbrol, e più a buon mercato.
I colori devono essere stesi a pennello inumidito e fumato a fresco
dove più si vuole ricreare l’accumulo del terriccio
portato dall’equipaggio e dallo scalpiccio via via più
sfumato con la tecnica del dry brusch dove si vuole enfatizzare di meno
il processo dell’usura.
L’ultimo intervento è stato dato con innumerevoli passaggi
di micropittura utilizzando i colori acrilici della Vallejo dati su
tutto il modello con tinte marroni o sabbiose, alcune macchie scure o
nere armonizzano l’insieme dando un anima al modello.
Fabio Marini
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