AS 90 IFOR 

by Fabio Marini

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INTRODUZIONE

Anni fa leggendo un numero di Military Modelling mi sono imbattuto in un mastodontico mezzo inglese fotografato durante alcune esercitazioni, l’utilizzo su terreno operativo aveva coperto il carro con uno spesso strato di polveri e terra rendendolo affascinante dal punto di vista artistico tali e tante erano le sfumature che coprivano la livrea verde e nera.
Con l’AS 90 ho iniziato l’avventura della costruzione dei mezzi moderni, non so se sarà il primo di alcuni o resterà l’unico, ma devo dire che mi sono divertito a costruirlo cosicchè la mia pingue biblioteca di volumi sui mezzi della II Guerra Mondiale si è cosi arricchita di documentazione moderna.

IL MODELLO

Prima di affrontare un esame tecnico del modello proposto vorrei filosoficamente porre l’accento su un tema che riguarda noi italiani che abbiamo per difetto il considerare sempre e comunque come l’erba dei vicini sia sempre più verde, anche se il più delle volte ciò non corrisponde al vero.
Il sottoscritto che non è da meno, irretito da due articoli letti su Steel Art e Steel Master dove veniva magnificata la conversione della Accurate Armour, ha lestamente ordinato via e-mail l’agognato pacchetto.
Dopo pochi giorni mi arrivava l’arci cara scatolina, prezzo finito 49,50 Sterline uguale a 73,98 euro, ma dopo averla aperta la delusione è stata cocente, il contenuto oltre a pezzi rotti era di qualità normale per non dire mediocre.
Infatti la confezione della ditta inglese contiene pezzi in resina con bolle, ritiri e rotture che riguardavano la gran parte del contenuto, mentre l’incisione di media qualità.
Nella confezione è presente un foglio di fotoincisoni che non è male, con un libretto di istruzioni per il montaggio  che pur essendo corredato da fotografie è molto lacunoso e non aiuta il modellista nel montaggio dei pezzi
Voglio solo aggiungere, per concludere il pistolotto, che se i produttori nostrani come Royal Model ,Victoria Model o Brach Model lavorassero con gli standards della rinomata ditta inglese chiuderebbero l’attività dopo pochi mesi.
Al di là dello sfogo e quindi ragionando con calma senza voler essere a tutti i costi ipercritici, vorrei invitare a ponderare la convenienza dell’acquisto anche perché le fotoincisioni della Eduard aiutano a ricostruire correttamente gli errori e con un minimo di autocostruzione la conversione in resina potrebbe risultare non essenziale.
Il modello presentato in quest’articolo parte quindi dal kit Trumpeter, corretto nelle misure e nei volumi arricchito dalla conversione  della Accurate Armour e dalle fotoincisioni della Eduard .

Nel dettaglio, come anche mostrato dalle fotografie, la resina ha sostituito la plastica  nel corpo del cannone con un nuovo mantello e una nuova canna con ottima ricostruzione della protezione a soffietto incurvata per l’effetto peso, il freno di bocca in metallo è pessimo, mal stampato e con alcuni solchi esterni ed interni.
La canna in metallo dalla Hot Barrel che ho ordinato per l’occasione non mi ha convinto, per cui ho finito per preferire ancora quella della Accurate.
Altra parte sostituita, in questo caso con buona ragione, è stata quella relativa al meccanismo di blocco del cannone che nel kit originale pecca un po’ di pressapochismo.
Anche i cinque contenitori superiori sono stati sostituiti , volendo se si possono tranquillamente utilizzare quelli in plastica perché sono abbastanza corretti anche se devono essere dettagliati nella parte superiore con le fotoincisioni Eduard.
 La mitragliatrice Mag in resina è di mediocre fattura e va a sostituire quella ancora più brutta del kit, alcuni interventi di miglioria devono  comunque essere eseguiti sul pezzo in resina come l’aggiunta delle manopole di brandeggio e il sistema laterale per il convoglio dei proiettili  esplosi, il set di fotoincisioni della Eduard dettaglia ulteriormente la mitragliatrice includendo la cassetta munizioni con il suo contenitore forato  da raccordarsi all’arma.
 Sempre restando nella parte superiore del mezzo sono state utilizzate le fotoincisioni Eduard per ricostruire il grosso cesto di stivaggio dei teli  preferendolo in questo caso a quello in fotoincisione della Accurate, mentre per ricostruire il lampeggiante ho utilizzato un led acquistato in un  negozio di componentistica elettronica a cui ho aggiunto alla base il cavo di alimentazione ricostruito con un sottile filo in rame opportunamente  attorcigliato.
Per le protezioni laterali ho utilizzato quelle del kit Trumpeter invece che quelle più corrette in resina purtroppo inutilizzabili per via della pessima colatura, mentre per i parafanghi antreriori e posteriori ho preferito utilizzare le fotoincisioni Eduard e Accurate.
Essendo i cingoli poco visibili a modello finito, ho preferito utilizzare quelli in vinile della scatola di montaggio anche se in commercio esiste l’apposito set in resina della Accurate, nella scatola di conversione sono pure presenti le piccole ruote tendicingolo più dettagliate rispetto a quelle in plastica ma quasi invisibili una volta montate le protezioni laterali.
Infine ho sostituito il portellone di ingresso posteriore con quello in resina, che può essere presentato aperto essendo ricco di particolari nella parte interna.
Tutti i teli, arrotolati sui fianchi e stivati sul tetto sono stati costruiti con stucco bicomponente della Tamiya che riproduce benissimo l’andamento della stoffa da preferirsi come metodo a quello delle riproduzioni con il classico fazzolettino impregnato di colla vinilica.
   

Infine l’ultimo telo cerato è stato rifatto utilizzando una lamina metallica piegata e forata lateralmente per fare passare un cordino.


LE ALTRE FOTO DEL MODELLO IN MONTAGGIO



COLORAZIONE

Nelle moderne realizzazioni la parte pittorica ha preso un importanza uguale se non superiore all’assemblaggio.
La qualità costruttiva con i prodotti after market (resine e fotoincisioni) e di una accuratissima bibliografia ha ormai raggiunto livelli di eccellenza e quindi la differenza è data da una buona rappresentazione pittorica.
Tutto questo per affermare che dedico una grande attenzione alla realizzazione cromatica dei modelli che costruisco.
Come precedentemente accennato l’AS 90 presentato in questo articolo mi ha “preso” per la varietà delle sfumature dei colori e dalla sfida pittorica che la riproduzione di questo modello richiedeva.
Il colore base è stato steso utilizzando  il verde nato  XF67 Tamiya acrilico miscelato con una punta di XF5 (flat white) con la mimetica nera ricreata utilizzando il nero opaco schiarito con una punta di bianco e sabbia.
Nella stesura del colore sono stato leggermente più chiaro del dovuto perché i successivi passaggi scuriscono il modello e ne accentuano i contrasti.
                  
Una volta asciugato il colore di base comincia la parte più divertente perché si deve ricreare l’effetto estremamente operativo del mezzo coperto di sporco e terra di innumerevoli gradazioni.
Il primo passaggio consiste nello spruzzare un tono terroso riprodotto con Red brown, Desert Yellow e black nelle parti interessate, ricordo che per garantirsi sempre il massimo controllo della situazione, sono meglio più passate diluite che poche e pesanti.
Ovviamente essendo le parti alte più polverose e secche rispetto a quelle più umide vicine al treno di rotolamento si utilizzano dei passaggi più chiari nella parte superiore enfatizzando con il Buff, mentre per la parte bassa  si utilizza il tono terroso di base leggermente scurito.
Una volta asciugato il tutto sono passato ad evidenziare gli spigoli e i rilievi con dei passaggi di dry brush di colore sabbia schiarito utilizzando questa volta i colori a smalto Molak che avendo dei tempi di essicazione più lunghi rispetto agli acrilici ne permettono un utilizzo più razionale e migliore.
Successivamente, sempre a modello asciutto, sono passato ad estremizzare i recessi con lavaggi selettivi con del colore marrone cioccolato utilizzando una miscela di colori  a smalto ed olio  variando secondo la posizione la parcentuale di nero.
A questo punto il modello è pronto per la fase conclusiva che ne valorizza la vivacità cromatica utilizzando un trattamento con passaggi di colore a malto Molak Dark Earth misto a bianco e Sand.
       
Ricordo che i colori della ditta italiana sono molto più opachi rispetto agli Humbrol, e più a buon mercato.
I colori devono essere stesi a pennello inumidito e fumato a fresco dove più si vuole ricreare l’accumulo del terriccio portato dall’equipaggio e dallo scalpiccio via via più sfumato con la tecnica del dry brusch dove si vuole enfatizzare di meno il processo dell’usura.
L’ultimo intervento è stato dato con innumerevoli passaggi di micropittura utilizzando i colori acrilici della Vallejo dati su tutto il modello con tinte marroni o sabbiose, alcune macchie scure o nere armonizzano l’insieme dando un anima al modello.
LE ALTRE FOTO DELLA COLORAZIONE

Fabio Marini

I FIGURINI

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IL DIORAMA, 

anche se Fabio si ostina a chiamarlo mezzo singolo....


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