MAL D'AFRIKA - 1943

Modello
Kit Tamiya cod .35113 Sd.kfz 250/3  “Greif” il modello ormai datato è stato sottoposto a parecchie migliorie per renderlo più realistico.

Interno
In questa fase di assemblaggio ho dovuto intervenire “pesantemente” data la mancanza di parecchi dettagli, il cruscotto è stato sostituito con quello fotoinciso della Eduard, i due seggiolini li ho dettagliati con plasticard e filo di rame. Il gruppo radio rappresentato nel kit in modo molto superficiale ha subito numerose migliorie (manopole e pulsanti mancanti o assenti) anche la struttura di sostegno è stata ricostruita e dettagliata. La battuta di chiusura del portello di accesso posteriore (nel kit rappresentata al contrario) è stata ricostruita con del plasticard, sono state aggiunte maniglie e cerniere mancanti utilizzando ottone e fotoinciso, il seggiolino dell’operatore radio (assente nel kit) proviene dalla insostituibile “banca pezzi”, con filo di rame ho riprodotto le molle dello schienale.

Esterno
I lunghi parafanghi laterali hanno subito una “delicata” modifica dato che avevano stampato in rilievo sulla parte superiore dei teloni arrotolati (particolare riscontrato spesso sui kit d’annata) ho dovuto carteggiarli con attenzione per non rovinare la sottile nervatura esterna, poi sono stati posizionati nuovi teli riprodotti con carta da fazzoletto. La piastra frontale (troppo spessa nel kit) è stata autocostruita  nel giusto spessore; anche le corazze esterne sono state migliorate con nuovi rivetti e bulloni, con il pirografo a punta fine ho creato la saldatura lungo la linea di giunzione delle piastre laterali che formano lo scafo. L’antenna radio dalla forma particolare è stata completamente costruita con plasticard e filo di ottone, anche la struttura contenente le taniche per l’acqua e il carburante di riserva è stata rifatta. Per ultimo ho utilizzato i cingoli e la ruota dentata della ditta Friulmodel  art.  ATL-50.

D.K.W. nz 350

Il kit Tamiya è stato assemblato da scatola con l’aggiunta del fotoinciso Royal Model  art.257, per riprodurre i vari cavi (gas, freni e frizione ) ho utilizzato del filo di rame. Devo dire che la parte più impegnativa è stata la sostituzione dei raggi in plastica del kit con quelli in fotoinciso che richiedono molta attenzione. Il risultato finale appaga pienamente l’impegno profuso.

Figurini
Il soggetto predominante nel diorama è sicuramente Rommel. Sul mercato esistono diversi figurini raffiguranti il famoso generale tedesco, ho però constatato che hanno una “scala” poco compatibile per essere ambientati con altri in 1:35, ho perciò “sistemato” un vecchio figurino della Tamiya raffigurante Rommel che indossa il suo famoso cappotto in cuoio scuro (nero?).Per quanto concerne gli altri figurini due sono della Tristar e uno è della Dragon con l’aggiunta di teste Hornet; tutti sono stati dipinti  con colori a smalto Humbrol per luci e ombre ho usato colori a olio della Winsor & Newton.

Il diorama:
La base è costituita da una superficie di polistirolo ad alta densità (quello utilizzato nell’edilizia) su cui ho incollato dei pezzi di corteccia per riprodurre le rocce; dopo avere incollato anche della sabbia e del pietrisco di varie dimensioni ho dipinto tutto con l’aerografo usando diverse tonalità di giallo sabbia. La “pozza” d’acqua è stata realizzata utilizzando come base del plasticard tagliato a misura e verniciato con varie sfumature di kaki e verde; dopo una “pausa” di 24 ore ho dato diverse mani di Vernidas trasparente. Per riprodurre l’erba ho adoperato della stoppa da idraulico dipinta a pennello con tonalità adatte ad una ambientazione desertica.

Colorazione e invecchiamento
Dopo una leggera mano di primer Tamiya il “Greif”è stato totalmente dipinto in german grey (Tamiya XF 63), la parziale mimetizzazione e stata ottenuta con desert yellow (XF 59). Per riprodurre l’usura e l’abrasione dovuta alla sabbia ho applicato diversi passaggi di drybrush su tutte le superfici normalmente più esposte alle intemperie e in particolare sugli spigoli e sulle saldature. Personalmente uso alternare lavaggi a olio con drybrush di varie tonalità finché raggiungo un risultato soddisfacente, l’ultimo passaggio consiste nella riproduzione di scrostature, graffi e macchie di ossido. Per ottenere questi effetti ho adoperato una penna a china da 0,2 caricata con inchiostri nero e seppia. Trovo che in questo modo si ha una migliore padronanza nell’eseguire questi delicati lavori, non avendo l’incombenza di mantenere sempre il pennello appuntito e carico di vernice. Le decal sono quelle fornite nel kit, sono state scontornate e dopo averle posizionate le ho ammorbidite con un apposito prodotto per farle aderire meglio. Anche per la motocicletta ho impiegato le medesime tecniche di costruzione e finitura fino a qui descritte.

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