ASSEDIO DI BRESCIA

A.D. 1238 

RIEVOCAZIONE STORICA


Articolo
per gentile concessionetratto della Confraternita del Leone.


L’assedio di Brescia

Estate dell’Anno del Signore 1238, a poco più di otto mesi dalla pesante sconfitta subita da Bresciani, Milanesi e Piacentini a Cortenova, tra l’Oglio ed il Serio, ad opera degli eserciti di Federico II ed Ezzelino da Romano, l’imperatore, galvanizzato dal successo, attacca direttamente il Comune di Brescia.

La nostra città, non potendo contare sull’aiuto dei Comuni del suo territorio, ormai sotto il controllo imperiale, è isolata mentre la Lega Lombarda è ridotta, oltre a noi, a Milano, Piacenza e Bologna.

A fine giugno Federico si accampa a Goito, la sua soldataglia saccheggia e devasta tutto ciò che incontra, in particolare le campagne ove il grano è maturo e la mietitura imminente.

Ai primi di agosto inizia l’assedio di Brescia e il nostro podestà Oberto da Piacenza pone a capo delle operazioni difensive l’abilissimo ingegnere Alberico da Gambara, appartenente all’ordine degli Umiliati.

Nel corso di questo assedio assumono grande rilievo le macchine belliche, di cui erano assai forniti gli imperiali, ma di cui disponevano, entro le mura del Cidneo, anche i Bresciani.

Nella costruzione delle nostre macchine da guerra ebbe un ruolo determinante l’ingegnere Calamandrino, un tecnico spagnolo al servizio di Ezzelino da Romano catturato dalla nostra milizia a Serle e passato, per scelta o per forza, ad aiutare le schiere bresciane.

Per contro nel campo imperiale erano presenti dei bresciani della fazione ghibellina ad esempio i Lavellongo, i Faba, i Manervio; oltre a costoro, l’esercito tedesco composto da circa 20.000 unità vedeva schierati sotto i vessilli imperiali anche italiani di comuni fedeli a Federico e del regno di Sicilia, milites dei re d’Inghilterra e di Francia, spagnoli, provenzali, bizantini e addirittura musulmani saraceni. Proprio questa particolare presenza legittimò gli oppositori dell’imperatore a fregiarsi della Croce non solo in questo specifico contesto, ma in tutti gli scontri contro l’Impero.

Nell’assedio Federico è affiancato dai figli Enzo e Corrado, quest’ultimo destinato a succedergli al trono e da numerose alte personalità laiche ed ecclesiastiche, tra cui il patriarca di Aquilea, gli arcivescovi di Colonia e Magonza ed il giù tristemente noto Ezzelino da Romano.

Anche l’armamento degli assedianti era grandioso: sporgendosi dalle mura del castello si scorgeva una tendopoli sterminata brulicante di soldati e di tutto quel seguito necessario per la funzionalità di un esercito: fabbri, falegnami, maniscalchi, cerusici, cuochi e tutti coloro che contribuiscono a mantenere efficiente e pronta la truppa.

Si notano poi le terribili macchine d’assedio, torri, baliste, mangani, trabucchi, catapulte, ma anche cavalli, cammelli e probabilmente anche elefanti… Tanta era la potenza in grado di esprimere Federico II.

“Brescia si difese da sé; qualche aiuto le venne da Milano e più generosamente dalla Val Trompia e dalla Val Sabbia: molti castelli del territorio o erano già caduti o caddero nel corso dell’assedio, come quello difficile e malfido di Gavardo, difeso valorosamente da Albertano, che fu fatto prigioniero. La Valcamonica, insorta in favore degli imperiali, era divisa; la Riviera, come s’è detto quasi tutta avversa” riporta il Bosisio (670).

Come tutti gli assedi del periodo la tattica si concretizza in attacchi da parte degli assedianti e sortite da parte degli assediati, e soprattutto pressioni alla resa da una parte con ostentate torture e massacri di prigionieri, e pari risposte di rappresaglia dall’altra. Ma esso si infranse contro la nuova cerchia delle mura restaurate ed ampliate dopo la pace di Costanza. Ed è fortuna di sicuro che non ne abbiamo ancora iniziato l’ulteriore ampliamento da poco deliberato.

Accadono episodi di inaudita crudeltà e di orrido eroismo. L’imperatore adirato per i suoi vani assalti, fece portare da Cremona, dove erano custoditi, i prigionieri che aveva catturato a Montichiari, e da ordine che siano appesi alle torri d’assedio; ma questi, pur vedendo davanti agli occhi le minacciose catapulte degli assediati, gridavano ai loro  concittadini di non interrompere le azioni di guerra, di non posporre alla loro salvezza l’onore della patria ci narra Malvezzi.

Dopo oltre due mesi di feroce quanto inutile assedio, dal 3 agosto al 9 ottobre, Federico II rinuncia all’impresa, brucia tutte le sue macchine belliche e si ritira a Cremona, ove congeda gran parte dell’esercito.

L’insuccesso dell’imperatore davanti a Brescia porterà a conseguenze politiche e morali drammatiche: se Cortenova gli aveva dato un vantaggio, Brescia glielo ha sottratto disfacendo del tutto il piano che aveva come obiettivo di schiacciare Milano, considerata la testa della Lega Lombarda. Infatti questa resuscitò, Genova e Venezia vi aderirono e papa Gregorio IX la giudicò ormai abbastanza robusta da poter servire come un esercito crociato contro Federico II, suo figlio Enzo, Ezzelino da Romano, i loro nemici ed alleati, tutti nemici della Chiesa ed eretici.

Nel marzo successivo Federico attacca Milano, e questa sostenuta da Brescia tiene testa all’offensiva, riuscendo a limitarla ad alcuni scontri nella bassa milanese; anche in questo periodo il podestà di Milano era il bresciano Filippo Ugoni e podestà di Brescia era viceversa il milanese Azione da Pirovano.



Alessandro Marelli



Confraternita del Leone, Compagnia d’Arme
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Stemma imperiale di Federico (fonte wikipedia)


Federico incontra il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil (fonte wikipedia)



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