A-30 Challenger by Elia Ternelli

Mk VIII A30 Challenger (fonte Wikipedia)

 

Il carro armato Cruiser Mk VIII Challenger (A30) derivato direttamente dal carro Cromwell con lo scopo specifico di fornire un supporto di fuoco controcarri con un’arma più potente di quella del mezzo originario. Pertanto come armamento principale fu scelto un cannone Ordnance, Q.F. 17 pounder, da 76mm. Il Challenger fu costruito in un numero limitato di esemplari a causa sia delle difficoltà di produrre gli scafi (le priorità andavano al Cromwell standard) sia all’inizio della produzione dello Sherman Firefly che aveva la stessa bocca da fuoco.

Storia

Il veicolo venne approntato assai presto, con il prototipo completato nel marzo 1942, addirittura in tempo per affrontare, se necessario, subito il Tiger. Ma questo non si verificò, perché il carro manifestò numerosi problemi. Anche i veicoli di prima linea allora presenti (Crusader, per esempio), ne avevano, ma mettere in linea un nuovo mezzo ancora non ben messo a punto si dimostrò una scelta, come sempre, assai impopolare e non venne fatta. Le sospensioni erano ancora del vecchio tipo, inadatte a sostenere un aumento di peso tanto consistente.

Il sistema di brandeggio era troppo lento per la torre e il pesante cannone, e così via. La corazza dovette essere ridotta rispetto al prototipo, anche se oscillava tra i 20 e i 102mm, valori ben rispettabili anche se privi della necessaria inclinazione. Il motore Meteor, come sempre, faceva egregiamente il suo lavoro, anche se il mezzo era decisamente più lento del Cromwell.

Malgrado tutto, mentre i reparti di prima linea erano costretti ad adottare i carri M3 Grant, il Challenger era un veicolo di ben altre qualità e venne deciso di porlo, alla fine, in produzione.

A causa di una forma di miopia dei pianificatori non era stato previsto equipaggiamento da guado, quindi l’A30 non poté partecipare allo sbarco in Normandia, dovendo aspettare fino all’occupazione dei porti ed alla costruzione dei porti Mulberry. Il Challenger, nonostante il suo alto centro di gravità, che ne riduceva la stabilità laterale, era apprezzato dai carristi ed era leggermente più veloce e agile dello Sherman Firefly che aveva un armamento equivalente. Il progetto del Firefly, inizialmente pensato come un ripiego rispetto al Challenger, si dimostrò più facile da costruire, quindi la produzione del Challenger fu arrestata a circa 200 esemplari.

Sviluppo e tecnica

Una volta selezionati, lo scafo e l’armamento principale fu necessario effettuare una serie di modifiche aumentando il volume della torretta e, di conseguenza, allargando e allungando lo scafo. L’aumento di volume della torretta, fatto in larga misura con una struttura molto più alta di quella installata sul Cromwell, permise di aggiungere all’equipaggio un secondo caricatore, necessario a maneggiare i proiettili per il 17 libbre.

Lo scafo fu allungato e, per conservare la pressione al suolo, fu aggiunto un ulteriore rullo alle sospensioni Christie. Oltre che essere allungato, lo scafo venne anche allargato, per ospitare un anello della torretta più largo e quindi idoneo per ospitare il potente cannone da 76/55mm.
Per l’immagazzinamento dei proietti per il 17 libbre, più lunghi di quelli per il 75 mm del Cromwell, fu necessario eliminare la mitragliatrice a prua dello scafo. Anche così il totale stivato era di appena 42 proiettili, molto pochi per le esigenze dei carri dell’epoca, privi di sistemi di puntamento veramente efficienti.

In genere questi carri venivano assegnati alle unità che operavano con i Cromwell per semplificare la logistica e la manutenzione dei mezzi, e fornire appoggio di fuoco a lungo raggio. Ma vi erano problemi: la corazza, per quanto massiccia, non impediva alla torretta, alta e priva di pareti inclinate, di essere un facile bersaglio per gli artiglieri nemici. La mobilità non riusciva a sua volta a stare al livello dei mobilissimi fratelli ‘minori’, con lo stesso motore ma molto più leggeri.

Evoluzione

Per un modello migliorato del carro, noto come Challenger II, munito di una torre più bassa, non si andò oltre lo stadio di prototipo. I carri armati Centurion e i più veloci Comet incombevano e risultarono più interessanti.

L’unica altra variante del Challenger fu il cacciacarri Avenger, con torretta aperta ed armato sempre con il cannone da 17 libbre. Dato che le priorità della Vauxhall Motors erano per la costruzione dei carri Comet, questi veicoli furono disponibili solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, i 250 che furono costruiti operarono con la BAOR (British Army on Rhine) in Germania nel dopoguerra.

In definitiva, il Challenger, pur essendo il più potente carro armato inglese prodotto (considerando la combinazione velocità/protezione/armamento) fu un mezzo fallimento.

 

Il modello

A causa di parecchi problemi famigliari ho trascurato per parecchio il modellismo e per ricominciare volevo un modello semplice, veloce e di poche pretese. Guardando nel mio negozio personale (l’armadio) ho trovato un “vecchio” modello della Accurate Armor in resina (vecchio è un puro eufemismo, dato che la data impressa nella resina è 1988) composto da pochi pezzi e che quindi faceva al caso mio. Ho cominciato quindi il montaggio a secco, rendendomi subito conto che tutti i miei propositi andavano a quel paese. La resina negli anni era diventata fragile e si rompeva molto facilmente, la parte superiore dello scafo era completamente imbarcata, i cingoli, molto belli in verità, erano talmente secchi che qualsiasi tentativo di pulire le tracce degli stampi ne provocava la rottura, la canna del cannone completamente storta, mi hanno fatto capire che il “modello veloce” non lo sarebbe stato affatto. Senza contare poi che gli incastri tra le varie parti non si trovavano per nulla. A questo punto Santa Pazienza è intervenuta guidandomi nelle varie fasi del montaggio. Aggiungo che durante tutto il lavoro ho consumato ben 3 frese per asportare resina dai vari punti di accoppiamento, riempiendo la mia postazione di lavoro di una bellissima e sottilissima polvere bianca (sia lode a chi ha inventato le mascherine in carta). Comunque il montaggio è andato avanti spedito nonostante i vari pezzi auto costruiti, come le protezioni dei fari, un portello del capo carro (svanito nel nulla) e altri ancora. Per la canna ho optato per un pezzo in alluminio tornito e freno di bocca in ottone e per i cingoli ho utilizzato quelli del Cromwell della Friul Model che fortunatamente si sono rivelati lunghi abbastanza dato che il Challenger ha una ruota in più. Terminato il montaggio sono passato alla verniciatura con acrilici Life Color e per l’invecchiamento ho usato lo specifico set della True Earth.

Ambientazione

Per l’ambientazione volevo qualcosa di relativamente semplice, che rappresentasse un momento di calma nelle retrovie della Germania occupata e nel range MiniArt ho trovato un pezzo di lungofiume (così mi piace immaginarlo) con tanto di scalette per scendere all’acqua. Montato in modo molto veloce e verniciato, sempre ad acrilico, ho provveduto a crearmi l’acqua con della resina trasparente, colorando il fondale con una foto stampata in modo sfuocato. A questo punto il modello si poteva dire finito. Però mancava qualcosa….. ma certo i carristi. Voilà detto, fatto, 3 soldatini dell’apposita scatola, sempre della MiniArt a cui ho sostituito le teste con altrettante Hornet hanno completato il tutto.

Devo dire che nonostante tutte le magagne del kit, e nonostante io sia sempre un aeroplanaro convinto, mi sono divertito parecchio nel montare questo strano carro, molto poco aggraziato ma comunque interessante.

Sicuramente si poteva fare di meglio, come sempre…….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un saluto a tutti

Elia

 

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